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La mia grande passione, quella che mi prende ormai da quasi 20 anni è correre. Per questo motivo il blog che stai leggendo è dedicato molto al mondo della corsa o podismo o running come lo si voglia chiamare. Solo che, correndo da solo per ore e ore come fa un lonely runner come me, hai veramente tanto tempo per pensare, riflettere, capire le cose. Alla fine, la vita è fatta di passioni e le passioni generano pensieri. Perciò nutrendomi di questa passione io in realtà le coltivo tutte, perchè in quei momenti di serenità ci posso pensare e me le posso gustare, godere, apprezzare tutte. Di corsa.


domenica, 05 luglio 2009
Da Pistoia a San Marcello


Un anno dopo essere arrivato al Passo dell'Abetone, ho deciso di riprovarci a metà. Nessuna voglia di pensare ad arrivare fino alla vetta, troppo lunga calda faticosa e dura: per quest'anno ho già dato. Affrontare anche solo 30Km non mi pareva un impegno da poco dopo il Passatore e la Eco dei Laghi.  Partenza molto presto per contrastare il caldo, alle 7,30 dalla bella piazza del Duomo. Bellissima la sfilata di tanti concorrenti per le vie di una Pistoia ancora  addormentata. Quest'anno fa molto fresco per la stagione, condizioni ottime per una gara generalmente bollente seppur in montagna. 5Km di lievissima ascesa su falsopiano, dove conviene andar tranquilli. Poi dopo un ponte si attacca la tremenda salita delle Piastre, lunga 8,5Km, durissima nei primi 3 Km dove penso sia sul 9% di pendenza media. Con i compagni di squadra tengo un buon ritmo, la brillantezza non c'è per niente dopo la gara tirata della sera precedente . Tanta gente in salita è una gara sempre affollatissima, molti li supero e non vado poi così malaccio. Arrivo al passo delle Piastre e ci buttiamo nel lungo falsopiano a favore della fredda valle del Reno, attraverso le antiche ghiacciaie. A Campotizzoro si torna a salire, si passa in mezzo alle antiche fabbriche metallurgiche e meccaniche vecchie di 100 anni, residuo delle utopie industriali e solidaristiche dell'Ottocento, ben strane a trovarsi qui in mezzo alla aspra montagna pistoiese: eppure ci sono, qualcosina funziona ancora - credo però non sopravviverà all'attuale crisi - ci sono ancora i resti dei bunker antiaereo dell'ultima guerra. Si percorre una lieve salita un tempo occupata da un trenino che dalla valle del Reno saliva alle fabbriche poi al passo dell'Oppio e scendeva a San Marcello. Si attraversa Maresca, ridente paesino ai piedi delle montagne che salgono al Corno alle Scale, davanti a noi la splendida vastissima Foresta del Teso. Salita ripida al passo dell'Oppio, poi discesa fino al bellissimo borgo medievale di Gavinana (quello del difensore della Repubblica fiorentina Ferrucci che dopo una battaglia disse a Maramaldo "vile tu uccidi un uomo morto"). Qui c'è il 25° Km, per noi manca pochissimo, per chi fa la gara lunga siamo solo a metà distanza e metà dislivello. In discesa sono un pò bloccato ma l'ultimo Km in piano verso San Marcello mi dà nuova grinta e finisco in ottime condizioni in 2h53'. C'è una bellissima atmosfera al traguardo, molti spettatori plaudenti, un bel sole che bacia le montagne boscosissime, tanti incitamenti per chi prosegue per i 50Km. Ampio ristoro, docce, risate, sole, cielo terso e chiacchiericci. Molto bello qui, sarebbe un'ottima località di partenza per gare di montagna. Guardo i partecipanti alla distanza lunga, li ammiro molto. Già questi 30Km sono duri ma assolutamente alla portata di chi ha il passo regolare e una appena discreta preparazione alla distanza. Ma i 50Km, sono tutt'altra cosa. Mi tornano alla mente i ricordi di un anno fa, la picchiata nella valle della Lima, il caldo e l'umidità terrificante in fondo valle, la salitona finale, senza respiro, sotto un sole africano, estenuante, che dà tregua solo quando sei già arrivato e sfinito. Sì, proprio tutt'altra gara e infatti molti la giudicano più impegnativa e massacrante del Passatore. Un giorno la rifarò, magari più motivato di un anno fa.

Postato da: lonelyrunner a 21:57 | link | commenti
correre, gareggiare

mercoledì, 01 luglio 2009
Scandicci by night

In tre giorni consecutivi, 3 gare notturne nel mio paese natale. La prima non l'ho corsa, ma la ricordo perchè si tratta di un circuito 3x3Km collinare molto impegnativo sul percorso appunto di 3Km dove ho iniziato a muovere i miei primi passi di corsa tanti anni fa
Venerdì scorso invece nei pressi della Villa Di Castelpulci, già citata in questo blog per essere stato il manicomio dove visse e morì il poeta Dino Campana: l'antica villa è stata recentemente restaurata, non si sa cosa ci finirà dentro, le istituzioni politiche discutono da anni. Una garetta notturna molto carina, anche molto dura con le ripide discesa e salita della Valimorta. Una specie di riscaldamento per me.
Sabato invece una garetta che amo moltissimo sulle colline della Val Di Pesa. Gara molto difficile, con partenza in salita, ampio tratto su sentiero, discesa asfaltata e poi di nuovo su un sentiero estremamente tecnico e ripido, salita finale durissima la prima parte asfaltata con un ultima rampa ripidissima in mezzo ai campi. Quasi una metà trail, insomma, e neanche facile. Partenza veloce, troppo veloce, le pulsazioni schizzano subito alle stelle, mi sopravvaluto. Poi si tratta solo di stringere i denti nella salita e, ahimè anche nella picchiata in discesa, un budello terrificante in mezzo ai boschi di pini ed a cespugli di ginestre, vista verdi colline toscane impossibili da ammirare perchè conviene guardare per bene dove si mettono i piedi. Salitona finale allucinante da veri sadici, stringo ancor di più i denti e arrivo bello stanco, un ottimo 21° posto con il mio miglior tempo di sempre qui. La cosa che più mi piace di questa garetta, assieme al percorso tosto e boscoso, è la doccia: artigianale, in un prato, con i tubi montati su dei cipressi , ci si cambia e ci si asciuga sull'erba al calar della sera, ammirando i dolci profili del Chianti, in attesa di una mangiata di fiori di zucca.

Postato da: lonelyrunner a 23:27 | link | commenti
correre

giovedì, 25 giugno 2009
Commenti politico-referendari

Passati i ballottaggi mi viene voglia di fare un punto della situazione politico-elettorale italiana ad oggi Partiamo quindi dalle


Postato da: lonelyrunner a 21:07 | link | commenti (1)
politica, riflettere

lunedì, 22 giugno 2009
Ecomaratona dei laghi

Osservavo la temperatura sul cruscotto dell'auto, avvicinandomi verso Castiglione dei Pepoli. Pericolosamente bassa, con la pioggia che batteva il cruscotto incessante salendo verso Roncobilaccio, e io che facendo in fretta la borsa la sera prima mi ero fidato di alcune previsioni per cui non avevo quasi niente di adatto a quelle temperature. Correre a giugno con 10° e la pioggia non è proprio cosa di tutti i giorni, la cosa mi metteva a disagio. Recuperavo una maglietta in fondo alla borsa, e persino un paio di guanti lì dimenticati da chissà quanto. Poca gente in partenza, purtroppo: la gara meritava sicuramente molta più presenza. Perchè dopo i primi Km con un pò di asfalto ci si addentra in un bosco fittissimo, completamente ricolmo di fango, sentieri molto ripidi che portano sulle rive del lago Brasimone, che veniva percorso sul lato occidentale in mezzo ai campi e all'erba folta. Poi ancora solo bosco, sentieri e mulattiere ancor più pendenti, discese accidentate in mezzo ai pini. Qui, attorno a un terzo di gara, mi ritrovavo da solo. Solo, in mezzo alla nebbia che penetrava attraverso i rami, nel buio di una foresta di pini. Un luogo selvaggio, io nel mezzo. Ecco, fino a un terzo di gara ho corso bene, rapido e deciso in discesa, in spinta in salita. Dopo, un pò di oscurità calava pure su di me. C'era la salita che concludeva la prima metà della gara, che non ricordavo così lunga e ripida. Poi il lungo sentiero nei pressi del crinale: ogni tanto il bosco si apriva e lasciava intravedere la maestosità delle cime, il verde profondo dei boschi, la grigia pesantezza delle nubi. Di nuovo bosco, il sentiero GEA per un breve tratto, fango, sempre più fango: rotolavo, scivola in continuazione, mi ammaccavo le mani che continuavano a dolere per tutta la discesa successiva insieme alla pancia, probabile effetto del freddo. Dopo una sosta iniziava la solitaria ascesa al Monte Baducco. Non sembrava certo di fare una gara, mi pareva piuttosto di fare un allenamento visto che ho passato quasi un'ora senza vedere anima viva in mezzo al fango e alle felci. Il trail è anche questo, può capitare e bisogna farsi forza e proseguire. La salita intorno al 30° non finiva mai, quella me la ricordavo bene. Come ricordavo bene la discesa tortuosa successiva e l'ultima salita, breve ma ripida, nella foresta di pini. Discesa finale, finalmente vedo altre persone, bellissimo scendere in un bosco così splendido. Ultimi 2Km di asfalto, fatti con gran fatica e gambe insolitamente dure e poco sprintose. All'arrivo di Faenza, pensavo, ero molto più pimpante, mentre ieri invece ha sentito diversi accenni di crampi. Beh, può capitare. Il tempo finale di 4h49' è ababstanza soddisfacente, certo che una decina di minuti in meno li potevo avere. Ma non sempre le cose vanno bene, e mi accontento di aver sguazzato un bel pò nel fango, e aver passato bellissime ore in comunione coi selvaggi boschi appenninici. 

Un commento sulla manifestazione: percorso bellissimo, magari un pò troppo asfalto specie all'inizio. Da sottolineare la frecciatura: qualcuno so che si è perso, ma sono sicurissimo trattarsi di podisti da strada inesperti di trail. Praticamente un segnale in media ogni 20 metri, o sassi verniciati o nastri biancorossi o i cartelli fissi che rendono il percorso fattibile tutto l'anno: perfetta, la migliore mai vista. Sì, meriterebbe molta più partecipazione, e probabilmente lo spostamento a metà giugno non ha giovato.


Traccia GPS

Foto (dal sito di Piero Giacomelli)



Postato da: lonelyrunner a 21:59 | link | commenti
correre, in montagna, gareggiare

Piazzamento

Ormai corro talmente poco e sono talmente poco allenato per le gare brevi che quando le corro mi sembra di fare più fatica che in una maratona: perchè si parte a tutta e si deve stringere i denti da subito, perchè come Einstein insegna con la velocità il tempo si dilata e una decina di minuti sembra un'eternità, perchè la preparazione per la lunga distanza mi ha impedito di lavorare sulla potenza aerobica.
Per questo martedì scorso ho deciso di tirare una garetta veloce, a Malmantile: un paesino splendido su una collina sopra Lastra a Signa, dove si svolge annualmente una festa medievale molto molto carina.
Dicevo, gara veloce di 7,75Km, ma molto mossa, tanti saliscendi e falsopiani. I miei compagni di squadra partono a manetta, mi scattano di mezzo minuto nel 1° Km, poi a sorpresa reggo e nella salita finale li avvicino. E con sorpresa mi piazzo a premi: evento raro ora che gareggio raramente, molto molto piacevole, non tanto per il premio quanto per l'intima soddisfazione. Quel che ha fatto piacere è sentire buone cose nelle gambe , specie la brillantezza su ritmi elevati. Molto molto bene.

Postato da: lonelyrunner a 21:22 | link | commenti
correre, gareggiare

sabato, 13 giugno 2009
Post Passatore

Sono stato una settimana indeciso su quando avrei ricominciato a correre. In realtà non ho mai avuto problemi significativi, anzi il giorno dopo la grande gara ho persino 400metri per arrivare allo stadio in tempo. Comunque ho ricominciato  con un pò di palestra, leggera, bici e ellittica
Ma la molla della corsa era forte, sabato scorso non ho resistito e sono andato a San Donato, nei pressi di Reggello. Un paesino in mezzo agli oliveti, sotto la foresta di Vallombrosa. Le premesse c'erano tutte ma si è rivelata una gara bellissima, molto tosta e con ampio dislivello e numerosi passaggi su sentiero anche discretamente tecnici. Gambe molto imballate e rigide, nonostante ciò ho tirato fuori una discreta prestazione.




Mercoledì e giovedì in Val Di Pesa, la valle a sud di Scandicci: 2 notturne collinari, gare che ho fatto fin da ragazzino, che mi hanno sempre appassionato. Si corre al tramonto, in mezzo alle colline: nel silenzio rotto solo dalle chiacchiere tra podisti, ammirando i paesaggi che si stendono fino agli Appennini Pistoiesi e alle Apuane. Bellissime. Tante chiacchierate con gli amici della società con cui abbiamo condiviso l'esperienza del Passatore, e doverosa fermata alla sagra locale a fare onore a sontuosa grigliata di carne.
La prima, a Chiesanuova, fatta a ritmo medio. La seconda, ben più impegnativa a Cerbaia, è ancor più bella, e la ricordo con piacere perchè è qui che iniziai a correre tanti anni fa. Quest'ultima l'ho tirata: avevo proprio voglia di sentire il fiatone, di far girare le gambe a tutta: 10Km in 45', non malaccio con un bel dislivello dentro. Decisamente rispetto a una settimana fa le condizioni sono molto migliorate, ancora non c'è una gran brillantezza ma non mi lamento. Anzi, nonostante i pochissimi lavori di qualità dell'ultimo mese e mezzo, ho percepito di non essere così lento. Merito, probabilmente, del peso perso.

Ora week end di riposo, da lunedì si ricomincia.

Postato da: lonelyrunner a 13:40 | link | commenti

E anche io mi congratulo

Col Professor Alberto Tesi, neo rettore dell'Università di Firenze. Mio insegnante di Controlli Automatici a Ingegneria, mio relatore di laurea, soprattutto atleta e podista di grande valore, tante volte ci siamo ritrovati assieme in gara a spingerci a vicenda. Penso siano pochi gli studenti che possono dire di conoscere il proprio relatore ben al di fuori delle aule universitarie, io ho questa fortuna.
In bocca al lupo per un incarico molto gravoso, ben più di una maratona.

Postato da: lonelyrunner a 11:56 | link | commenti
varie

giovedì, 11 giugno 2009
Mi congratulo

Ancora eccitato dall'esperienza del Passatore, devo registrare una mole tale di complimenti quanti non ne ho avevo mai riscossi in 21 anni di onorata carriera podistica. Eppure qualcosina di buono nella corsa mi pareva di averla fatta. Amici, parenti, podisti, colleghi.... faccio quasi fatica a star dietro a tutti

Oggi a pranzo il ristoratore mi ha chiesto "ma te sei un maratoneta?" "sì" " si vede".
Beh, allora posso ingrassare pure un pochetto (intanto dopo il Passatore ci sto dando dentro, almeno a birra)

Ah, grazie a tutti i 3-4 lettori di questo blog

Postato da: lonelyrunner a 18:54 | link | commenti (3)
correre

giovedì, 04 giugno 2009
Il Passatore - un viaggio nella notte e nella mente

Borgo San Lorenzo, 31 maggio

Dovrei fare lo scrittore di lavoro per poter comunicare le emozioni che ho vissuto nella lunga notte del Passatore, per poter esprimere sentimenti a volte contrastanti. Ripenso a me stesso la scorsa notte, solo 24 ore fa e mi sembra di vedere un altro. Mi ripeto incessamente : "ehi, hai corso per 100 Km, ti rendi conto?" e non mi sembra di parlare a me stesso, come se  per una giornata avessi vissuto con la mente di un altro. Ancora non ho metabolizzato la cosa, non  ho la coscienza di cosa sono riuscito a fare, e guardo il tabellino con il risultato, i parziali ai traguardi intermedi e la traccia del GPS come se fosse la prestazione di un altro. Vedo un tempo clamoroso, esistito solo nei miei sogni, e lo ammiro come se  fosse quello di un amico. Digitando questi tasti posso solo provare a rievocare ricordi, cercando di scavare in una  mente probabilmente ancora sopraffatta dalla fatica. Scrivo per me, per rievocare meglio questa esperienza. Scrivere è ricordare, è ripensare, è rivivere. E riviviamo questa avventura.

 

Firenze, 30 maggio, ore 15.00.

Il momento è giunto. Anni ed anni che sognavo un giorno di fare questa gara,  e ora ci sono. In mezzo ad altri 1500  concorrenti, con un obiettivo: valicare l'Appennino, correre 100 Km. Fino a pochi giorni prima pensavo che in questo momento avrei avuto una paura del diavolo. Io, che non ho mai avuto paura, che sono andato incontro ai miei obiettivi sempre con cattiveria agonistica e consapevolezza delle mie forze temevo di cedere proprio sul  più bello, avevo paura dell’incognito, di una gara dove non si potevano fare previsioni. Per fortuna non è caldo come accade quasi sempre a fine maggio, sarà un vantaggio. Si ride in partenza, e ancora sghignazzo per la scena cui ho appena assistito (un concorrente intento a far  pipì sulle mura di Palazzo Vecchio fermato dai vigili urbani e accompagnato in centrale per l'identificazione). Gli ultimi anni ero partito per fermarmi a un intermedio. Stavolta no, parto per arrivare in fondo, o almeno provarci. Esplorare i propri limiti, le proprie potenzialità. Scoprire il lato di me stesso che non conosco: quanto potrò reggere dopo Marradi? Come sarà la fatica, la sofferenza, dopo 7, 8, 9, 10 ore di corsa?  Come reagirò alle difficoltà? 

 

1 giugno

La tranquillità, l'incoscienza erano il sentimento dominante. Mesi e mesi di Km, sofferenza, concentrati in poche ore.  Andare incontro al martirio in quel modo, roba da masochisti. Questo è  il Passatore, la 100Km per eccellenza. Troppo, forse , per un corridore  normale come me.  Questo era quello che temevo. L’unico timore.

 

Fiesole, 320 m slm. 30 maggio, ore 15.50.

Mancano 92Km. Sembra tanto. Sì, è dannatamente tanto. Il primo tratto facile di pianura è venuto bene, lo scarico dell’ultima settimana ha funzionato e le gambe girano. Al 4° si attacca la lunga salita per Fiesole, molti la prendono con troppa allegria, io accorcio il passo e salgo regolare, fa caldo. Buone sensazioni, non devo pensare al traguardo. Dopo il paese i  saliscendi dei Bosconi che ci porteranno verso Vetta le Croci,  un tratto tosto e traditore, invoglia a correre ma senza accorgercene si sale e si consumano energie preziose. Relax, corsa sciolta, guardo il panorama, davanti a me le montagne fiorentine dove spesso corro per sentieri, ciao amiche mie, presto tornerò a trovarvi ma oggi mi attende altro. Intercetto Vincenzo e Rossella che mi faranno da scudieri per tutta la gara fornendomi cibo acqua e incitamenti. Vincenzo ora non è allenato ma l’anno scorso arrivò a Faenza in meno di 11 ore anche grazie ai miei consigli. Percepisco la sua invidia, mi sento quasi in colpa.

 

Vetta Le Croci, 523m slm. 30 maggio, ore 16.45.

Mancano 83Km Saliscendi superati meravigliosamente chiacchierando con Jack, compagno di tanti trail, è già al 4° Passatore, magrissimo e in forma, stare con lui è una follia ma sto bene. Finalmente vedo la vetta: un pratone verde, una marea di folla, la solita che c'è tutti gli anni che  fa un tifo da stadio. Aspettavo il passaggio di qui solo per il tifo dei tanti podisti fiorentini che sono qui per  incitare i concorrenti, gli amici, i compagni di allenamento. Sento il calore della folla, e valicando la Vetta mi getto nella fresca vallata con grinta. Assaporo la discesa, mi trovo più a mio agio aiutato dalla forza di gravità, le gambe girano. Passo in scioltezza i paesini di Mulinaccio e Polcanto, la discesa si fa più lieve e il caldo più pesante.

 

1 giugno

Riguardo su Google Earth la traccia del mio GPS e studio i tempi di passaggio. In effetti pensavo di correre più forte la prima parte, o forse inconsciamente non mi ero accorto di stare risparmiando molto. Non ero convintissimo della mia preparazione: i lunghissimi c’erano stati eccome, però erano mancati quegli allenamenti medio-lunghi ad alta intensità, le ripetute lunghe, qualche progressivo. Nonostante questo il ritmo doveva essere giusto perché a Faltona, Km 26 di gara, mi sono messo a chiacchierare con un tizio: aveva una decina di Passatori alle spalle e diceva che quello era un ritmo sulle 10 ore circa e che insieme a noi c’erano altri con lo stesso valore. Mi sono un po’ spaventato e ho rallentato. Sapevo di non esser partito pianissimo ma era una tattica precisa, odio correre troppo lentamente, mi imballa paurosamente le gambe. Però un dubbio si instillava nella mia mente mentre il caldo fondovalle mugellano si avvicinava. 

 

Borgo San Lorenzo, 185m slm. 30 maggio, ore 18.00

Mancano 68Km. Finalmente, Borgo. Il mio paese d’adozione, entrarci mi emoziona quasi. Sono le 18, rispetto la tabella di marcia. Vedo facce note, i miei suoceri che incitano, mio padre che scatta foto, il ristoro da cui arraffo acqua e sali. Cammino per le vie del paese. Pensavo di arrivarci meglio qui, non sono più brillante. Già, ma quando mai sei stato fresco e brillante dopo 30Km? Hai sempre perso efficienza di corsa dopo 3 ore che sei sulle gambe, non preoccuparti. All’uscita del paese il primo Kilometro di salita appenninica mi manda quasi nel panico, come sentissi tutta insieme la stanchezza di una lunga preparazione. Eppure questa salita fino a Ronta l’ho pure provata 7 giorni fa. Cammino, bevo, succhio gel zuccherini. Saluto Isacco che segue i miei compagni di squadra, Denise  che corre per fotografarmi, mi riprende Vincenzo con le scorte alimentari. Calma e sangue freddo. Questo tratto non mi piace, salitella leggera ma ingannevole, mi superano in tantissimi perché mi voglio risparmiare.

 

2 giugno

La salita verso Ronta – km 39, 350m sl -  è stato un primo rapido momento di crisi. Mentale, solo mentale. I primi segnali di inevitabile affaticamento mi stavano impaurendo. Ho reagito semplicemente camminando dove la salita era meno morbida. Sapevo che questo è un po’ il segreto, il saper affrontare e gestire i momenti di difficoltà. È durata molto poco, ho proseguito regolare: dopo la Madonna dei 3 Fiumi ci sarebbe stato da soffrire davvero.

 

Razzolo, 650m slm. 30 maggio, ore 19.35

Mancano 56Km. La salita dai 3 Fiumi è intorno al 5%, molti la corrono, io ho deciso di alternare corsa e marcia ad ampie falcate. È la tattica che usai 1 anno fa che dovevo arrivare solo a Marradi.. Bevo abbondanti litri di cocacola e comincio a mangiare qualcosa di solido. Passo il paesello, saluto i festanti Annalisa e Roberto su vespa d’epoca strombazzante, ingurgito le mie rondelle di mele secche. Alzo la testa. Adoro questi luoghi, questi boschi, la selvaggia montagna appenninica dimora di lupi caprioli e cinghiali, ora baciata dalla luce serale, cielo terso: vale correre il Passatore solo per questo. Vengo superato da molti. Sono ai tornanti, ancora uno sforzo e poi un po’ spiana…. Ecco la Fonte dell’Alpe, con la sua sorgente di acqua purissima e gelida, manca poco alla vetta. La testa ora è un’altra, la micro-crisi mentale dopo Borgo è decisamente passata.

 

Passo della Colla di Casaglia, 922m slm. 30 maggio, ore 20.15

Mancano 52Km. Giungo al Passo dove una gran folla sfida la bassa temperatura per fare festa. Agguanto acqua e uvetta e mi fiondo a valle sul versante romagnolo. Sentire la forza di gravità che ti spinge è una sensazione stupenda. Rinasco, la mente si gonfia di ormoni positivi, le gambe iniziano a girare e sono sorprendentemente fresche, per niente imballate dallo sforzo eccentrico dello scendere. Tolgo la canotta traforata della mia società indosso maglietta rossa di Spirito Trail anche se non sono su un sentiero. Ma mi sento ugualmente immerso nella natura, nel verde della foresta, l’aria frizzante della sera nelle mie narici e gli arti inferiori che macinano Kilometri e concorrenti.  Felicità, pace con se stessi, comunione con la natura, attività fisica. Il pensiero di dover correre ancora per 5-6 ore è lontano.

 

2 giugno

Il ricordo di quella discesa mi riempie ancora di gioia. Ho affrontato i tornanti tagliando le curve, cercando di non frenare mai troppo. Per uno come me che in discesa si trova a suo agio trovo sia controproducente rallentare, si sprecano energie fondamentali nei vari urti sul terreno: invece credo che la corsa debba essere lineare, non forzata, lasciarsi andare verso valle. Intanto dopo il paesino di Casaglia la luce diminuiva progressivamente, facevo il raffronto con l’anno prima notando che stavolta c’era più luce, ero in anticipo. Pensieri positivi, fondamentali per poter reggere. Crespino sul Lamone , in fondo a una ripida gola dove si ritrova la ferrovia Faentina, segnalava che la parte più ripida della discesa è finita, restava quella leggera verso Marradi. Non mi faceva paura.

 

Marradi, 325 m slm. 30 maggio, ore 21.50

Ecco dopo Crespino mi ricordo che la discesa si fa leggera e occorre tornare ad avere un po’ di spinta. Comincia a far buio, Vincenzo mi passa la lampada frontale. La valle del Lamone si fa stretta e angusta, il freddo del valico è passato , condizioni ideali per correre. Stanco però le gambe girano anche nei brevi tratti piatti. Mi sento bene, i bip del GPS segnalano lo scorrere dei Km,  lo guardo e vedo con gioia che il ritmo si fa veloce. Comincia ad affacciarsi nella mente l’idea di fare un gran tempo sulle 11 ore, inizia a non essere più un sogno ma qualcosa forse raggiungibile, chissà. Finalmente le luci di Marradi, al ponte di Biforco la strada diventa piatta, non sarà più discesa fino all’arrivo macchissenefrega io continuo ad andare. Batto il 5 a numerosi bambini, c’è tanta gente che festeggia i concorrenti, il Passatore è un appuntamento classico per queste terre. Il babbo mi si affianca e mi passa un cellulare E’ Remo! Quante gare corse assieme, e ora qui a dirmi di non mollare. Grazie, ormai sono all’intermedio di Marradi: sto benissimo, vado avanti.  È il paese di Dino Campana – che poi andò a morire in manicomio nel paese dove sono nato io– c’è tanta gente ad applaudirci, vado avanti deciso, cattivo. Mancano 35Km. Mi chiama la mia compagna al telefono, è preoccupata per la tanta strada ancora da fare, la tranquillizzo, sono conscio delle mie forze. Esco dal paese. Inizia la vera oscurità. Non ho mai corso oltre 65Km in vita mia. Inizia il viaggio alla scoperta del me stesso che non conosco.

 

Sant’Adriano, 260m slm. 30 maggio, ore 22.25

Mancano 30Km. Buio pesto su queste diritture dopo Marradi, dove la strada si allarga. Ci sono dei maledetti falsopiani dove occorrerebbe spingere ma inizio a dare qualche segno di cedimento e cammino dei brevissimi tratti per rifiatare. Dopo Sant’Adriano, sempre nel buio più profondo, San Martino e il bivio per l’osservatorio di San Romano e Croce Daniele. Da lì passa il sentiero 505, quello del Passatore versione trail, lo ricordavamo prima (già Jack, dove sei finito? Mi ripeto sperando che mi agganci per avere qualche riferimento). Ho voglia di tornarci su quei sentieri ma prima c’è Faenza. Si fa dura, cazzo. Questa è la crisi. Quella temuta, quella che sapevi che prima o poi arrivava ed ora eccola inesorabile, la strada è solo appena in salita eppure le gambe non vanno, prive di forza. Cammino, cerco di farlo di buon passo, ecco ora riscende e torno a correre, risale e cammino. Alimentarsi non servirebbe perché ho mangiato e bevuto sempre, ne approfitto per ingurgitare altro, l’adorata cocacola. Manca ancora molto e non so come riuscirò ad andare avanti. Stanco, troppo stanco, mi trovo a pensare che tutto sommato questo sforzo è troppo, non fa bene alla salute, mi ripeto “mai più”, mai più questa faticaccia immane, e io che volevo fare degli ultratrail, ma che scherziamo? Mi attraversa velocemente la mente la parolina “ritiro”, è un attimo e sparisce, mi sforzo di ripensare al libro di Trabucchi sulla resilienza ma non ho la forza per concentrarmi, solo quella per tenere duro. Intanto si abbandona la Toscana e si entra in Emilia-Romagna. Il buio è sempre più profondo, anche sulle mie prospettive. La durezza del percorso cala come una mannaia, la frase di Gianluigi “De Uoll” <Il Passatore inizia a Marradi e finisce a Brisighella> che mi aveva colpito mi arriva addosso come un treno e realizzo tutto insieme quanto sia vera.

 

San Cassiano, 225m slm. 30 maggio, ore 23.05

Gambe di marmo, durissimo muoversi. Mi si è affiancato Vincenzo. Lui adora così tanto il Passatore che non ce l’ha fatta ad accompagnarmi solamente, vuole correre, adora troppo quella che lui chiama “la lunga notte”. Non mi fa da lepre, devo tenere il mio passo e sta al mio fianco. Corricchio, cammino, cavolo sento quasi più male a camminare , ripartire è uno strazio. Mi faccio forza e cerco di correre con continuità. Sento in lontananza canti, una festa di ragazzi che fanno il karaoke e stonano come campane. Suoni sparsi ma la vera colonna sonora della notte del Passatore sono i grilli, milioni di grilli che da quando ha fatto buio hanno iniziato il loro concerto. Luci, non solo i fari delle auto o delle frontali dei concorrenti ma soprattutto quelle delle lucciole che tappezzano la vallata e ricordano le sere d’estate da bambino in campagna. Odori: di fieno, di erba, di bosco, di natura. Il gusto dolciastro in bocca delle maltodestrine, di pezzetti di banana, dell’uvetta. La vibrazione dei battiti cardiaci. Il dolore delle gambe, dei piedi, quel tendine che ogni tanto caccia un gridolino. Il Passatore è esaltazione dei sensi, amplificazione dei segnali del corpo. Vanno riconosciuti, governati, gestiti, placati se negativi, gustati se positivi. Un altro paesino, San Cassiano. Un cartello segnaletico, 75Km. Un quarto! Manca solo un quarto di gara! Il veloce calcolo mi dà nuove energie fiducia. Ma sapere che manca poco più di una mezza è il miglior ristoro. Ricomincio a correre con continuità. E mi viene facile, la crisi sembra stia passando. Sono in difficoltà ma vedo che anche tanti altri camminano, inizio a sorpassare diversi runners. Dico “io sarò in difficoltà ma loro non sono messi meglio” e Vincenzo “guarda un po’, quello che correva come un treno e per giunta con stile, guarda come lo sorpassi”. Sono più regolare io, anche di quelli chiaramente più forti.

 

2 giugno

Ripenso a quel momentaccio dopo Sant’Adriano: SportTracks dice che in fin dei conti non è durata molto, solo lo spazio di 3-4Km, e il rallentamento complessivo è stato al massimo di 2 minuti. Certo correvo lentamente, mi ricordo sì la fatica e i dolori ma anche una corsa quasi rilassata. Il passaggio al 79° a Santa Eufemia è stato festeggiatissimo da mio padre che mi incitava dicendomi che mancava solo una mezza, quante ne avrai fatte tra gare ed allenamenti? 200? 300?  Ricordo nitidamente, penso a San Cassiano, l’immagine delle torri illuminate sopra Brisighella. La visione mi ha dato altro coraggio. Sono le piccole cose a darci le forza per superare momenti difficili, in una 100Km è importante nutrirsi non solo di cibi zuccherini ma anche di segnali positivi. Da Fognano, 85° Km, il castello di Brisighella sembra ancor più grande, lì vicino, a portata di mano. Ritmo lento e faticoso negli ultimi 25Km non smetterò mai di correre.

 

Brisighella, 120m slm. 31 maggio, ore 00.25

Mancano 12Km. Entro nel centro storico deserto di Brisighella appena passata mezzanotte, c’è pochissima gente, solo il ristoro. Si sale un pochino. Cavolo, dopo Brisighella realizzo che ci sono altri falsopiani, sembra si salga leggermente ma non demordo. 90° Km, cavolo mancano solo diecimila metri, stringo i denti sempre di più. Mi affianca il babbo “avevo paura di quei falsopiani invece stai andando fortissimo, sempre meglio, dài ormai è fatta!”. Vincenzo mi rassicura sul percorso ora dritto e piatto come piace a me. Il bip del GPS segnala il 91°Km. Quel suono mi restituisce energie scomparse , è il bizzarro pensiero che il numero di Km sia solo di una sola cifra. 9 km sono troppo pochi per non pensare che sarebbe il caso di accelerare. Decido, inizio la progressione finale. Non riesco a capire come sia possibile correre con tanta facilità dopo quasi 10 ore ma è vero. Brividi di gioia, ora sì, so che ce la farò, e so che farò un gran tempo. Stringo i denti ed esce fuori il furore agonistico quel mix di impeto lucidità e vigore che mi inebria. I Kilometri passano più velocemente, è il conto alla rovescia e ad ogni bip grido le cifre 92, 93, 94 , dopo 20 Km riguardo il cronometro e vedo che il ritmo è migliorato sensibilmente fino a toccare i 5’30”, gioisco.

 

3 giugno

Un’altra notte è passata. Ho dormito come un sasso in queste notti, il riposo del guerriero? Più probabilmente il mio corpo che reclama riposo, calma per dedicarsi alla propria ricostruzione. Sono fioccati i complimenti in questi giorni, colleghi amici tutti. Tutti sanno cosa sia il Passatore, famoso a Firenze più della maratona di New York. I complimenti fanno piacere, non c’è dubbio. I ricordi di quella notte si fanno più vivi. Sono nitidissimi quelli dopo Brisighella, quando mi accorsi di stare accelerando. Nonostante mancasse così poco mi ricordo i tanti che camminavano o che correvano molto molto lentamente, e ricordo che sorpassavo tutti e nessuno che andasse più veloce di me. Ormai ero un treno che nulla poteva fermare. Era il 95°Km, l’ultimo ristoro di Errano.

 

Faenza, 35m slm. 31 maggio, ore 01.15

Provo l’inebriante sensazione di essere invidiato per la mia freschezza, per la corsa efficiente ed economica. Sono in un gruppetto, uno dice ad un altro “Agganciamoci a lui, va veramente forte”: mi esalto, rilasso ancor più l’azione, istintivamente accelero, in 100 metri li stacco. Mollo la frontale, non c’è nessuno davanti, mi immergo nel buio, un cartello segnala l’inizio del comune di Faenza, sento profumo di traguardo. Oscurità, nessuna luce davanti, chiudo gli occhi e mi concentro mi parlo sì senti come corri leggero come girano le gambe è la realtà non è un sogno, ecco un concorrente davanti vai un altro è superato là ce n’è ancora uno concentrati accelera vai a prenderlo usalo come lepre ecco ripreso. Bip del 96°, una curva ancora, taglia la strada togli ancora metri alla sofferenza la normale fatica del corridore quanti anni che corro ne hai fatta di strada, ecco le luci questa deve essere Faenza l’ultimo rettilineo, è illuminato che deserto che c’è. Solo, quante notti che hai corso da solo al buio al freddo alla pioggia, tutto per arrivare fin qua, quel sogno di passare il traguardo di Faenza a braccia alzate, hai lottato solo per questo, quando volevi mollare sognavi questo momento ed ora eccolo sta arrivando non conta l’obiettivo ma la strada fatta per raggiungerlo, è il mio momento. Un gruppo di ragazzi, salutano e prendono un po’ per il culo “forza che in piazza è pieno di figaaaaa” chissà che gridano alle donne penso, rido e vado avanti quanto è dritta questa strada, un altro concorrente, riprendo anche questo, altri 2 là in fondo, ripresi, entro in centro storico di una Faenza deserta ci sono solo io, aumento ancora ormai ci sono ancora più veloce dàii come è bello poter accelerare ancora proprio all’arrivo eccolo lo vedo è già qui come vorrei far durare all’infinito questo momento, è vicino 200 metri 100 50 la Piazza sì eccola davanti a me stringo un pugno alzo un braccio sììììììììì alzo l’altro “YEAAHHHH” un urlo liberatorio lungo 100Km braccia al cielo neanche avessi vinto o forse ho vinto anche io, sì finalmente stanotte ho vinto io

 


4 giugno

Gli ultimi 9Km sono durati veramente niente, anche troppo poco. Un piacere in crescendo fino al traguardo. Il babbo Vincenzo e Rossella che sorridono e vengono a festeggiarmi, io che agguanto una sedia e mi ci fiondo. La stanchezza e i dolori mi sono calati addosso in un istante, mi alzavo e zoppicavo. Però altre volte sono stato peggio. Solo un po’ di nausea dopo la doccia poi tutto a posto, tranne il sonno che ha faticato ad arrivare.

Un bilancio. Passatore mitico ma durissimo. Faticosissimo ma fantastico. Non sarebbe così mitico se non fosse così duro. Esperienza unica ma assolutamente non per tutti. Almeno, non per tutti è possibile farlo al massimo. Io non mi accontentavo di finire, volevo un obiettivo sfidante, volevo far bene ma sono andato oltre ogni più rosea aspettativa. Sicuramente è stata fondamentale la preparazione, molto variata e con tanti bei lunghissimi sia su strada che trail, e ho il rammarico di aver saltato la 50Km di Romagna per una tracheite. La strategia di gara azzeccata, con una partenza prudente ma non troppo, una salita alla Colla fatta con calma approfittandone per alimentarmi e recuperare, una discesa senza frenare, l’ultimo terzo stringendo i denti. Tattiche alimentari perfette, mai un problemino, quasi tutto liquido (cocacola + maltodestrine), pochissimo di solido. Più di tutto conta la testa, fortificata dalla preparazione, abituata all’endurance, fortemente motivata, concentrata sull’obiettivo. In questi giorni ho ripercorso tante volte quei momenti, specie quelli più duri. È strano, non ho più chiaro il ricordo della fatica: o meglio, mi ricordo che ho faticato, ho sofferto, ho patito dolori vari, ma non ricordo come fosse quella fatica. La vera difficoltà per me sta, matematicamente parlando, nel suo integrale nel tempo: in parole povere è dura perché si è sempre stanchi, la fatica dura davvero troppo a lungo, sembra senza fine. Questo mi ricorderò. Se la rifarò? Chissà. Dopo l’arrivo, sul bus verso le docce, dicevo “mai più , e stavolta è sul serio”. Ora lo dico meno volentieri, tra un mese ancora meno sicuramente, probabilmente non sarà il prossimo anno ma dopo chissà, tra 2-3 anni magari sì, ci riproverò. Ho la ventura di vivere proprio lungo quelle strade e quindi di poterci ripensare troppo spesso per credere di non farla mai più. Penso che tra qualche mese correndo lungo la Faentina mi dirò “ti ricordi quel giorno, e quella notte, e l’odore del fieno, e le lucciole e i grilli” e sorriderò ricordandomi di quelle braccia alzate sul traguardo, quell’urlo di vittoria: perché sì, io ho vinto, ho vinto quel ricordo, ho vinto una memoria stupenda che sarà per sempre mia.

 

Album Fotografico

http://picasaweb.google.it/leonardo.il.mago/Passatore#

Traccia GPS

http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=231031

http://www.everytrail.com/downloadKML.php?trip_id=231031  (KML con Google Earth)

 

Un ringraziamento

Alla mia compagna Ombretta che sopporta la mia passione solo perchè mi vede felice

A mio padre Roberto che mi ha mostrato la via della corsa

A Vincenzo e Rossella, miei scudieri: mi sdebiterò prima o poi

A Gualtiero "krom", mio vate della corsa di lunga durata

A Luca Speciani e Pietro Trabucchi che coi loro sacri testi sull'argomento mi hanno spiegato tutto sull'endurance

A tutti quelli che hanno tifato e a coloro che amano correre

 

 


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correre, gareggiare

venerdì, 22 maggio 2009
Seguire un percorso su orologio GPS Garmin

Sulla mailing list DRS a precisa domanda ho fornito una risposta su come usare un orologio con GPS Garmin tipo 205 305 o 405. Magari a qualcuno interessa, quindi la pubblico così chiunque potrà usare questa interessantissima funzione del GPS per seguire percorsi vari, magari in montagna. Ringrazio l'amico Beppe Marazzi "GM" per aver pubblicato delle dritte sul gruppo it.sport.atletica

Domanda:
Mi trovo nelle condizioni di dover usare al contrario il mio Forerunner 305. Si tratta di caricare dei tracciati (che ho in formato .gpx e/o .gdb) sul Garmin per usarlo poi come guida in un'uscita. Mi dicono sia possibile, ma non so come muovermi.  Qualcuno sa darmi una mano?

Risposta:
I passi successivi valgono per i GPS Garmin 205 305 e 405. Fare così
1. preparati con il software Sport Tracks http://www.zonefivesoftware.com/SportTracks/ la traccia che devi seguire in formato .gpx (quello universale delle tracce). Nota: Sport Tracks è il software top per l'analisi degli allenamenti registrati su GPS
2. tale formato .gpx (per gli esperti: sono semplici dati su coordinate geografiche, tempi, altimetrie , scritti con tag XML) non può essere importato direttamente sul Garmin Training Center: lo devi prima convertire in formato .tcx . un programmino eccellente per farlo è il TCX Converter http://www.teambikeolympo.it/TCXConverter/TeamBikeOlympo_-_TCX_Converter/DOWNLOADS.html
3. apri il Training Center, vai su menù File -> Importa - > Corse e seleziona il file .tcx che hai creato
4. nella sezione "Corse" del TC troverai la tua nuova traccia (che il TC chiama appunto "Corsa": questo è importante, corsa è sinonimo di traccia. Per gli esperti: il termine tecnico è l'inglese track. Da non confondere con le rotte , dove non c'è la registrazione punto per punto ma sono solo una successione di punti , chiamati waypoint, che sono punti speciali identificati da coordinate e basta, senza tempi e velocità)
5. invialo allo strumento collegato con l'inconcina in alto (invia a periferica)
6. sull'orologio vai su "allenamenti" - "corse" e selezioni la corsa e  fai "segui corsa".
7. Quando vuoi premi start e avvii il tuo "inseguimento" alla corsa memorizzata.
8 .Apparirano alcune schermate nuove , le vedi usando le frecce (una è il "partner virtuale" con l'indicazione del distacco, una è  l'altimetria e anche lì vedi il partner virtuale che in pratica è colui che ha costruito la traccia inviata e quindi i suoi tempi, poi ci sono le schermate classiche con i dati e oltre a distanza tempo passo trovi anche la distanza al prossimo "punto corsa" (in gergo: waypoint)  , il tempo stimato al prossimo "punto corsa", distanza alla fine e tempo mancante alla fine per il partner virtuale. Altre schermate utilissime nel caso si segua un percorso poco noto sono quella con bussola che con una freccia ti indica in qualche direzione svoltare, e infine quella della mappa che sovrappone il percorso che stai facendo te e quello fatto nella traccia originale: idealmente si devono sovrapporre. con le frecce del garmin puoi zoomare. per me quest'ultima è la visualizzazione migliore nel caso si segua un percorso ignoto perchè vedi al volo eventuali svolte dalla traccia originale da seguire, quindi vedi come ti perdi e come ritrovare il percorso
9. ad onor di cronaca lo riporto ugualmente: nel caso ci si stia allenando su un percorso sconosciuto e si voglia tornare alla partenza seguendo il percorso a ritroso (vale anche per i trekker, o i cercatori di funghi), basta andare sul menù dell'orologio sotto menù allenamenti -> corse e selezionare "torna indietro". viene in pratica elaborata una traccia che ripercorre a ritroso il tratto che riporta in partenza.
10. questa funzione può esser utile anche per allenamenti intensi dove si voglia usare una lepre virtuale, che poi sarebbe colui - eventualmente anche se stessi - che ha registrato col garmin quel medesimo percorso. A me non piace molto, non lo trovo divertente, però magari a qualcuno può piacere per trovare stimoli. Molto più utile caricare le tracce e seguirle nel caso si seguano percorsi in montagna poco conosciuti. Già, ma dove trovare le tracce? Facile, su siti dove si archiviano tracce GPS, magari anche di gare in montagna. Siti consigliati: www.giscover.com e www.everytrail.com

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correre, in montagna, gareggiare

lunedì, 18 maggio 2009
Da Pontedera a Pisa

Per cercare di ovviare allo stop di una dozzina di giorni a fine aprile a maggio mi son messo a lavorare sodo. Dopo il DPAP con 50Km di sabato scorso avevo voglia e percepivo l'esigenza interiore di raggranellare ulteriori Kilometri, stanchezza e fatica supplementare. In realtà mi sono accorto che col passar degli anni recupero sempre meglio dalle gare lunghe: sarà perchè non faccio più certi tempi! In ogni caso, dopo qualche lavoro di fartlek martedì e mercoledì, un progressivo di oltre 21Km giovedì e una garetta di 9,5 su circuito in saliscendi venerdì che mi aveva lasciato molto ottimismo almeno a giudicare dai tanti che avevo seminato sui 3 giri, mi sono avvicinato al dì di festa con l'intenzione di mettere ulteriore distanza in cascina.
Mi ero iscritto a Pisa, corsa 3 anni fa pure benino, una maratona quindi nota e anche carina. Alle 7,30 sono a Pontedera. Consegna borsa e via alla partenza con un gruppetto di amici, quasi gli stessi del Trasimeno: hanno intenzioni lente, di stare sulle 4 ore. Argh, mai corso così piano! Ma in vista di ben altre distanze va pure bene. Partenza in fondo al gruppone dei circa 600 partenti. Ci sono già 20 gradi e un sole bellicoso. Le prime strade sono per fortuna all'ombra di viali alberati, si attraversano Calcinaia Vicopisano e Fornacette prima di arrivare alla lunghissima dirittura (10Km!) di Cascina. Decido di elevarmi dal ritmo di 5'35" tenuto dai miei colleghi e faccio 7km di allungo deciso. Poi stop, li aspetto nuovamente per correre un'altra dozzina di Km assieme. Risate, frizzi e lazzi, siamo col gruppone dei pacer delle 4 ore e temo che infastiditi dalla marea di cazzate che spariamo da un momento all'altro decidano di buttarci nell'Arno. Scenetta gustosa: tra un vigile e un automobilista che aveva violato il blocco (percorso interamente chiuso al traffico! eccellente!): "basta, le faccio la multa. Mi dia la patente? Come, non mi vuol dare la patente??!?? Sta scherzando?? Ora le prendo il numero di targa e vedrà che verbale da paura che le arriverà a casa!". Al 25° inizia la salitella fino alla Certosa di Calci, ormai il sole è devastante. In discesa allungo sul gruppo e mi sparo una progressione che mi porterà ad accelerare verso Pisa. Per non stancarmi troppo per tutta la gara mi godo ogni ristoro camminando un centinaio di metri, e ce ne sono 1 ogni 2,5Km. Centro di Pisa, ponti sull'Arno , risento chiaramente sia del lavoro degli ultimi giorni che del ritmo molto lento della gara. Finisco comunque bene arrivando in Piazza dei Miracoli in allungo. Il mio peggior crono di sempre in maratona , 3h55', corsa però in condizioni di caldo tremendo e con ritmo variegato , arrivando a camminare in molti punti. Maratona abbastanza carina, moltissimi ristori però caldo ai limiti della sopportazione. Ottimo il ritorno in autobus al parcheggio di Pontedera, eccellente base logistica. Però che palle correre su strada per 42Km, avevo davanti a me per 3/4 di corsa il favoloso Monte Serra e sentivo l'istinto dei sentieri


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correre, gareggiare

sabato, 16 maggio 2009
Tempo di gare in notturna

Tempo di garette notturne. Anni fa ne facevo a decine, una o due sere la settimana erano appuntamenti immancabili nella zona fiorentina. C'era l'atmosfera dell'estate in arrivo, fresche sere dove si correva con gran piacere alla luce dell'imbrunire. Generalmente non competitive dove la competizione era animata solo dal confronto tra compagni di squadra: scontri non meno agguerriti di quelli tipici delle gare competitive. Ritrovando i compagni di squadra in questi giorni ancora ci ricordiamo di certe volate o progressioni.
La stagione delle notturne è per me ricominciata giovedì scorsa. A Firenze, gara di 10Km scarsi pianeggianti, fatta in compagnia chiacchierando , sui 4'50" più o meno. Un pò di fatica, che per rendere più duro l'allenamento mi ero fatto quasi 12Km in precedenza tra il parco delle Cascine e la zona dell'Argingrosso: in conclusione sono riuscito a correre 21,5Km in 1h50', un pò stanco degli ultimi allenamenti di fartlek fatti dopo il Da Piazza a Piazza.
Venerdì sera mi son divertito pure di più. Sambuca Val di Pesa, paesino a sud di Firenze. Da anni si svolge una gara competitiva di discreto livello, con buona presenza di atleti di valore della zona. Ci sono arrivato con la stanchezza dei giorni precedenti, un pò fiacco e senza tanta voglia di correre. Invece, sarà stata la partenza su una salita leggera di quelle che adoro, piano piano ho ingranato e sono andato accelerando. 3 giri di 3130metri, 1km di salita leggera al 5%, discesa ripida e saliscendi. Alla fine ho concluso in 41'00, che non è male avendo lasciato dietro molti concorrenti , specie contando che gare così brevi e intense non ne faccio da mesi. Certo, rivedendo i vecchi diari mi sono accorto che 12 anni fa ci impiegavo 2'30" in meno piazzandomi tra i primi 20. Ma erano altri tempi, e gare così erano il mio pane. Piuttosto una prestazione così intensa mi dà del buon morale per il prossimo futuro. Ad maiora!

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lunedì, 11 maggio 2009
Da Piazza a Piazza: gita nel passato, e la miglior macedonia

Avere un evento trail sotto casa e non saperlo. Cosa mi ero perso! Per qualche strambo equivoco ero rimasto all'oscuro dell'esistenza del Da Piazza a Piazza (DPAP) per anni, anche da trailer. Ma poi ne scopro l'esistenza. E mi accorgo che è un ottimo allenamento per qualsiasi gara trail o ultra. Ok, stabilisco che la DEVO correre. Ma descriviamo prima di cosa si tratta. Come si legge sul : "Il tutto nacque da una scommessa tra pochi amici. L'idea era quella di partire da Piazza della Pietà e raggiungere Piazza del Comune al di là del Bisenzio (il fiume che attraversa Prato. Se da un lato potrebbe sembrare assai semplice percorrere i 2-3 km che dividono le due Piazze dall'altro è bene ricordare che c'era di mezzo una scommessa ovvero: DI NON ATTRAVERSARE IL BISENZIO". Quindi, per evitare di attraversare un ponte occorreva comunque salire verso la dorsale appenninica e ridiscendere dall'altra parte della vallata. Una gita nel passato, quindi. Intrigante. Imperdibile. Nella mia ansia di fare km e allenarmi quanto più possibile fino all'ultimo ipotizzo la possibilità di farla tutta in un giorno: l'assenza di compagni e, una volta sul posto, l'aver verificato la difficoltà del percorso, hanno fatto propendere per un più saggio accontentarsi. Sabato 9, primo mattino. Giungo a Prato, laddove la città finisce e inizia la stretta valle del Bisenzio. Mollo l'auto, attacco il GPS attivando la traccia e parto. Ecco, raramente mi è capitato di avere a che fare con un inizio così duro e impegnativo. Prima l'attacco alla prima salita, già questa micidiale, fino alla Spazzavento ove a oltre 500metri sorge il mausoleo di Curzio Malaparte: "...e vorrei avere la tomba lassù, in vetta allo Spazzavento, per sollevare il capo ogni tanto e sputare nella fredda gora del tramontano". Ricordavo questo luogo per una gara corsa tanti anni fa, che ricordo per l'estrema durezza e per i ristori a base di salsiccia e bistecca. Ora sono all'inizio di questa avventura, e mi godo il panorama della montagna appennica, aspra e boscosa, davanti a me. Discesina e subito si attacca la nuova salita, per me la più dura e lunga, quello che porta fino agli oltre 900m del Monte Javello. Boschi, cespugli, rovi, una pietraia assolata e meno male che è ancora fresco. Vista meravigliosa sulla piana sottostante, ormai lontanissima, e in lontananza vette ancora innevate.  Tantissimi camminatori attorno a me, partiti ancor prima, molti che salgono di buon passo. Qualche runner, ma pochi. Ammiro molto questi camminatori, gente che camminando è disposta a sciropparsi una decina e oltre di ore di marcia in montagna: roba da pochi, roba per pochi. Finisce la salita, omaggio al monumento ai partigiani e giù per una discesa fogliosissima, molto tecnica. Sono passati appena 10Km, e già fatti 1000metri di dislivello positivo, urka. In effetti ho corso pochino e la media è bassissima, e sono già stanco e spossato, effetto della salita e dello zaino. Per fortuna il tratto successivo tra i passi di Acandoli e Acquiputoli è meno impegnativo e non ci sono tratti ripidi. E c'è modo di gustarsi il gran ristoro a base di vino e panino con salsicce. Nuovo strappo impegnativo, denominato Straccalasino. Niente male in effetti, breve ma tosto, fino ad arrivare sullo spartiacque appenninico dove incontriamo il sentiero GEA. Saliscendi fino al rifugio Rasa, pastasciutta e si riparte tra questi saliscendi impegnativi. Zona boscosissima, veramente selvaggia, con la forestosissima valle della Limentrella verso ovest. Incontro un gruppetto disperso, ritorniamo sul giusto percorso e iniziamo a parlare ci faremo compagnia e chiacchiericcio fino all'arrivo. Salita al Monte Zucca, bella ripida, attesa e molto temuta: il dislivello sul Garmin pare notevole e la si fa con calma. Alla fine sarà meno impegnativa del previsto, e sarò occupato a guardare gli scorci che si aprono verso le valli e il Corno alle Scale. Al Tabernacolo di Gavigno nuovo ristoro a base di porchetta e bruschetta. Impossibile resistere, anche a parlare con i volontari, gentilissimi e cordialissimi. Mi rifocillo che attende l'ultima salita, le Scalette. Cambia la morfologia del terreno che diviene scistoso, a gradoni, molto aspro e ripido con passaggi tecnici sopra dei dirupi prima di incontrare la faggeta che ben conosco sopra il Lago Brasimone. Nonostante il percorso sia ombrosissimo fa molto caldo e la sete si fa sentire, e benedico la riserva idrica nello zaino. Discesa molto tecnica fino all'Alpe di Cavarzano, dove ci attende l'ambitissimo e rinomatissimo ristoro della macedonia. Mi avevano raccontato, temevo di avere aspettative altissime e di finire deluso, sono rimasto stupito della bontà paradisiaca di uno dei cibi più buoni che abbia mai assaggiato. Le donnine della macedonia meritano un applauso e una menzione speciale tra tutti gli elogi che posso fare all'organizzazione. Vorrei rimanere quassù a parlare e sentir raccontare cosa sia il DPAP da queste persone squisite, ma il tempo passa e devo andare. Discesa lieve fino alla Badia e al paesino di Montepiano, e tagliamo il traguardo sotto un sole quasi estivo. La mia traversata di 40Km è durata 7 ore: decisamente avevo sottovalutato la durezza del percorso, con 2300 metri di dislivello positivo e 1700 di negativo. Poche parole potrebbero descrivere questa gita nel passato meglio di fa-vo-lo-sa. Per la bellezza e difficoltà del percorso, per la qualità dell'organizzazione, per la meraviglia di luoghi lontani e sperduti, che davvero sanno di altri tempi. Felicissimo di aver partecipato, sicuro che sarà la prima di tante altre volte.

Post Scriptum
In realtà il percorso vorrebbe anche il ritorno. Pochissimi l'han fatto in un giorno solo - e spero un giorno di essere fra quelli -, sospetto duro anch'esso non tanto per il dislivello che nella seconda parte prevede "solo" 1200 metri in salita, quanto per i numerosi saliscendi e i tanti tratti assolati. Mi è spiaciuto mancare la domenica e ho pensato molto a quei partecipanti che si son goduti panorami fantastici tra la Val Bisenzio e il Mugello. Mi sono accontentato il sabato di correre altri 10 Km in discesa fino Vernio, e prendere poi un autobus per tornare all'auto. Appoggiato al finestrino mi godevo il panorama sul crinale della seconda metà del DPAP. E mi rammaricavo di non poterlo percorrere a breve: ma in fondo, è solo un obiettivo da raggiungere la prossima volta e nel frattempo cullarsi nell'attesa di nuove inembrianti emozioni.


Traccia GPS
dell'andata
http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=54583
del ritorno
http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=54588


Foto
http://picasaweb.google.it/leonardo.il.mago/DaPiazzaAPiazzaSolaAndata#
http://picasaweb.google.it/kappadocio/DPAP2009Andata#

Altimetria
http://picasaweb.google.it/leonardo.il.mago/DaPiazzaAPiazzaSolaAndata#5334624373056213442

 



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sabato, 02 maggio 2009
Riprendere, con calma

12 giorni di stop non sono pochi. Certo che ho preso una bella tracheite, come non mi capitava da anni. L'altra sera non ce l'ho fatta e mi sono concesso 12 Km in progressione ai fianchi delle colline fiorentine, con ancora qualche colpo di tosse. Però per fortuna il tempo migliora, e con esso anche la salute della mia gola. Stamani altra sgambatina di mezz'ora , tranquilla, ad annusare l'aria calda. Finalmente primavera. Peccato aver saltato ieri, 1 maggio, la Magnalonga: il percorso di 22Km portava da Sant'Agata di Mugello - dove sorge l'omonima pieve, la più antica del Mugello -  al Passo dell'Osteria Bruciata sul crinale appenninico, il punto dove probabilmente l'antica strada romana valicava gli Appennini verso nord. Ho fatto comunque una capatina e un percorso breve di qualche Km godendomi il verde i fiori, hostudiato il percorso, potrebbe essere un validissimo allenamento estivo.

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sabato, 25 aprile 2009
Di 25 aprile, asce di guerra e corsa in montagna

Confinato a letto dalla febbre 1 settimana fa razzolando tra i libri ho ripescato il vecchio Asce di guerra, Wu Ming insieme al partigiano in Indocina Vitaliano Ravagli. Letto e riletto, stavolta sarà per la vicinanza di calendario mi sono soffermato di più sulle storie dei partigiani di casa nostra. Come l'io narrante del romanzo che scava nei ricordi dei vecchi partigiani dell'ANPI tra Bologna e Faenza, io ho rifatto un viaggio nei ricordi dei racconti, o dei luoghi visitati. Le storie della liberazione di Firenze, dei soldati neozelandesi che liberarono il mio paese natio (un paio ci sono tornati in visita anche quest'anno, e hanno riassaggiato quel nettare da loro non dimenticato che è il vinsanto). I ricordi di mio nonni che aveva già famiglia e non fece il partigiano, ma che non sopportava i tedeschi nè le camicie nere. Quelli ancora più vaghi dell'altro nonno, fatto prigioniero e fuggito da un treno, e credo nascostosi da un prete - poveraccio, con le bestemmie che mandava - nelle campagne emiliane prima di tornare a casa - ed era pure zoppo!  Sì, leggendo ricordavo le mie di storie apprese e mi immedesimavo col narratore pensando che ogni tanto un salto nella memoria, nel passato è d'obbligo. Anche solo per distinguersi dalla massa, che o non sa cosa sia stata una guerra civile oppure si crogiola nelle parole degli ipocriti politici attuali che mi dan l'idea di saperne ancor meno e di parlare solo per dire le parole che credono si vogliano sentire da loro. Leggevo e rileggevo le gesta eroiche di persone modeste che rendevano ancor più grande quel loro desiderio di libertà e uguaglianza, come i comandanti Teo e Bob. Poi arrivo ai racconti di e' Fator , e leggo di luoghi recentemente conosciuti. Quel Molino Boldrino, Ca' di Malanca, Crusazza, Monte Cece sono luoghi noti, neanche tanto distanti da qui. Più o meno la zona del trail del Poggiolo, in quella meravigliosa e selvaggia valle del Sintria, dove già con Jack avevo fatto un altro bellissimo allenamento trail. Incuriosito mi sono messo a cercare su Google Earth quei luoghi, la piccola casa contadina della Crusazza, la valle che scende verso Riolo o Castel Bolognese. Sì prima o poi ci devo tornare a rifare qualche bell'allenamento da quelle parti. E a ripensare alle gesta di quelle persone comune, o eroi che dir si voglia. In sostanza, la memoria è una gran ricchezza e ciò non deve esser dimenticato. Questo è il mio semplice e personalissimo omaggio al 25 aprile. Costretto in casa mi aggrappo quindi all'immaginazione, e nel mio piccolo quando sogno di correre libero e felice per monti e sentieri appenninici non riesco a fare a meno di esser grato a quegli eroi, che col loro sacrificio attraversavano quei luoghi non per divertimento ma solo sospinti dalla speranza e dal volere un futuro migliore, finalmente libero.

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Duro stare fermi

Correre ha talmente tanti effetti benefici sul corpo e sulla mente che non poterlo fare è davvero brutto. Domenica scorsa febbre oltre i 38, poi tosse raffreddore raucedine: e ancora nessun segno di una fine. Intanto è saltata miseramente la 50 Km di Romagna, gara cui tenevo particolarmente e neanche tanto lontana da qui. La dipendenza che dà il correre è davvero paurosa. Mi consolo solo con il fatto che fino a domenica scorsa difficilmente riuscivo ad azzeccare due allenamenti di fila: ad esempio, venerdì scorso ottimi 11Km di fartlek lungo collinare (48', grande media), sabato 2h40' di lunghissima terminato molto stanco. Via, cercherò di interpretare questa sosta forzata come una rigenerazione fisica e mentale che ultimamente avevo notato segnali di stress indotti dalla corsa. Invece correre deve rimanere sempre un piacere. Sono qui sotto un plaid al calduccio, col vento che soffia forte fuori, a scrivere e sognare i prossimi allenamenti di maggio e giugno. Il tempo guarisce tutto, devo cercare di essere fiducioso.

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correre, allenarsi

mercoledì, 15 aprile 2009
Pasquetta pratese, su strada

Andando a Prato per correre la mezza classica di Pasquetta mi sentivo molto strano: faccio ormai così poche gare corte su strada che non sapevo bene come comportarmi. La pattuglia dei pacemaker era al completo quindi nessun obbligo, nessuna motivazione particolare. Ben 3 mesi che non correvo su
asfalto una gara tirata, e l'ultima mezza risale a ben 12 mesi fa. Quando l'ho realizzato, ripensavo ai tempi in cui la distanza classica dell'amatore era la mia preferita, della quale mi consideravo grande interprete e in cui ho tirato fuori ottime prestazioni. Ero solito, una dozzina d'anni fa, farne anche 3 o 4 di fila domenica dopo domenica, in piano o su collina. Ne uscivo segnato ma mi davano soddisfazione. Ora invece niente. Soffiava un pò di vento, a Pasquetta: un classico per la gara pratese, di cui non ricordo mai una edizione senza brezza alcuna a discendere dall'Appennino.

Prato è sempre una bella città: un bel centro storico col magnifico Duomo e il superbo castello imperiale. Il ponte sul fiume, la bella ciclabile e davanti le colline che salgono verso la dorsale appenninica. Forse pure
città in crisi, ma vedo sempre nuove opere pubbliche, piste ciclabili, sottopassi, e il trasporto pubblico pare efficiente. Certo fa un pò sensazione attraversare le zona cinese, con le insegne in mandarino e
ideogrammi incomprensibili e i cinesi che osservano la gara come pratesi qualsiasi.

Faccio un lungo riscaldamento, rivedo i compagni di squadra stradisti che raramente ormai incontro: racconto le mie gare trail mentre attendiamo la partenza. Il minuto di silenzio per le vittime del terremoto è toccante: l'emozione è palpabile, raramente percepisco questa partecipazione durante quei lunghi secondi di mutismo.

Poi è gara. Nulla da segnalare, se non che il non avere gare di ritmo elevato e distanza considerevole nelle gambe si fa sentire. Ritmo sui 4'25" fisso, qualche folata di vento o qualche curva di troppo mi fa perdere un pò di ritmo ma tenendo duro reggo fino in fondo accelerando nel finale per l'1h34' netto: pulsazioni molto basse, anche nel finale non avvicino mai la soglia. Speravo meglio, 1 anno fa feci questo tempo da pacemaker : ma poi penso che da quel momento la forma calò, e quest'anno sono ancor più proiettato verso la lunghissima distanza. Devo solo stare attento a rifinire per bene la preparazione e cercare di ritrovare un pò di brillantezza.

Noto però che alla fine sono stanco, le gambe zoppicano un pò, i muscoli sono paurosamente induriti. Per fortuna tendini e articolazioni OK. Realizzo che oramai sono un ultramaratoneta, la gara corta ed intensa la
sopporto difficilmente sia sul piano mentale quando c'è da soffrire sia sul piano fisico. Come è possibile che percepisca come meno impegnativo corrrere 40 e passa Km magari off road e con dislivello? Eppure è così, mi stupii dopo le mie prime ecomaratone ma lo sono anche adesso.

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correre, gareggiare

martedì, 14 aprile 2009
Lasciti euganei

La Traversata dei Colli Euganei mi lascia grande gioia. Per il piazzamento nei primi 50 e il risultato  cronometrico, per la compagnia dei vari spiriti trail, per la bellezza dei luoghi. Ho una vera predilezione per quelle colline che mi ricordano un poco i colli toscani, verdi, coltivati oppure boscosi, colmi di sentieri impegnativi. Forse non così fangosi: non ho memoria di una gara così lunga e così fangosa, dove era difficile correre con leggerezza. I piedi sono quelli che ne sono usciti peggio: oramai ho realizzato che le mie ottime Asics Torana non le reggo, e oltre le 3-4 ore mi producono vesciche e ferite sui talloni. Peccato. Certo queste gare impegnative hanno i loro lasciti: la brillantezza non è al top, alcuni giorni la fiacchezza è compagna. Però ho sempre negli occhi quelle colline svettanti sopra la pianura, e mi rivedo corrervi. E sospiro. Proprio vero che correre dà dipendenza

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correre

lunedì, 06 aprile 2009
Colli Euganei

Che piacere immenso è correre la Traversata dei Colli Euganei! Lo è presentarsi di primo mattino in questo minuscolo paesino del padovano, immerso nelle colline, luogo di una tranquillità e serenità disarmante. Partenza alle 8 in punto, noto una gran folla che si accalca subito nel primo tratto off road già colmo di fango: un timido antipasto di quanto ci aspetterà. Prime salite morbide, poi sempre più toste. Atmosfera rilassata e scherzosa tra i partecipanti. Parto insieme col mio mentore trail Gualtiero Krom che pietosamente mi aspetta. Prima vetta e subito la grande discesa ripidissima con le corde, mi rammarico di non avere dietro guantini di pelle per aggrapparmi con maggior forza. Però che divertente che è, nonostante il fango renda ancor più difficile la situazione. Specie in certe salitelle ripide dove servirebbero dei ramponi, eppure molti si ostinano a correre con scarpe da strada, li riconosciamo perchè scivolano all'indietro. Dopo la salita successiva, discesa in mezzo a un bosco colmo di odori di aglio selvatico, ortica ed erba cipollina: uno dei miei tratti preferiti, questo bosco fitto e un sentierino che scende come un toboga tra curve e controcurve. Notiamo che la primavera è davvero in ritardo, quest'anno, la natura si sta risvegliando a pieno solo in questi giorni: l'anno scorso i boschi sembravano davvero più verdi e in fiore. La campagna però è magnifica, dall'alto guardiamo in direzione del mare, la nebbia mattutina sta salendo e il cielo si fa più terso. E' bello correre in mezzo a vigne, poderi, tra queste vecchie cascine, qualcuna che resta tale abitata da operosi contadini, qualcuna che cedendosi alla modernità è divenuta un agriturismo con incantevole colpo d'occhio. Un terzo di gara, si prosegue su una strada bianca prima della villa di Beatrice d'Este preludio a una discesa breve ma molto tecnica e difficile per il fango, e i successivi falsopiani fangosi al limite dell'impraticabilità, davvero faticosissimi. Mi erano sembrati molto fangosi un anno fa ma stavolta è pure peggio: le scarpe si trasformano in macigni di un paio di Kili l'una, i polpacci sono gelati dall'acqua delle pozzanghere, e manca ancora metà gara. La salita alla parte occidentale del Monte Venda è tosta ma per fortuna concede del respiro in molti tratti più facili. I ristori da rari diventano fitti e mi ingozzo delle bevande colorate e zuccherine che offrono. Al 24° accuso la fatica, la prima parte tirata dalla mia lepre si fa sentire e lo lascio andar via , osservandone la leggerezza in salita: decido di rimanere aggrappato a un gruppetto più alla mia portata, mentre le gambe sembrano sempre più dei tronchi di legno anche una volta giunti alla vetta della seconda salita. Ma il mio animo da discesista si ritempra subito nel rivedere l'adorata discesa dal Venda: un budello di sentiero sconnesso, un ruscello oggi, fango e acqua a non finire. E come un bambino che gioca mi getto a capofitto recuperando diverse posizioni nei confronti dei più timorosi. Fino a un nuovo tratto tranquillo al Passo del Vento, posto in effetti ventilato pure un anno fa, tanti falsopiani che sono la quiete prima della tempesta: discesa a capofitto nella gola di Zovon sotto Teolo ed eccola, la temutissima salita della Madonna, già oltre il 30°Km e con il fiato azzerato. Nervi saldi, ci vogliono: servirebbero tante energie che non ci sono per cui si cammina e basta sperando di reggere. Dopo alcuni tratti mossi si fa sul serio. Ahimè, la quota che leggo sul GPS sale troppo troppo lentamente: 150, 200, 230, 250.... dobbiamo salire a 550 e ti prende lo sconforto. Ma mi accorgo che il momento più duro è passato, l'essere costretto a camminare mi ha permesso il recupero, e quelli intorno a me sembrano ancor più stanchi, recupero posizioni nonostante la partenza veloce: e siamo già molto alti, osservo da lontano i campanili dei paesini nella vasta pianura, sono lontani, a picco sotto di noi. Passata la chiesetta di Sant'Antonio inizia l'ultimo tratto ripido, a gradoni, senza fine. Fino alla cima, ultimo foro di controllo al cartellino per poi lasciare il lavoro alla forza di gravità. Niente deconcentrazione, a sorpresa per chi crede di aver finito c'è l'ultima ascesa al Monte Grande, molto più breve e fattibile. Le antenne della vetta si fanno più vicine e con un virtuale grido di giubilo inizio la picchiata vertiginosa verso Villa di Teolo. Bosco di alberelli fitti, sentiero single-track ripidissimo, gradoni e sassi affioranti, cambi di direzione continui: servono gambe salde, le mie lo sono e supero tanti sofferenti per i crampi con una smorfia sul viso, affranti di stanchezza che mi sento quasi in colpa, mi assicuro che non abbiano noie e proseguo una vertiginosa fuga verso il traguardo. L'ultimo Km asfaltato è quasi una coltellata ai quadricipiti da tanto che è ripido, preferivo il sentiero, ma arrivo senza problemi prendendomi gli applausi degli spettatori. 5 ore nette, proprio niente male, direi una ottima prestazione per me che non ho corso molto trail ultimamente.
Eh, ma mica è finita qui. Il trail è differente: non si termina con la gara, ma dopo la doccia c'è il pranzo al sole, la bevuta di birra e le chiacchiere mentre prendiamo la tintarella. Se c'è una cosa che adoro della TCE è proprio questo suo minimalismo, il riuscire a fare una manifestazione così bella, difficile, emozionante, impegnativa in un borgo minuscolo, nel locale circolo piccolissimo col campo di basket davanti usato come traguardo, in una campagna vicina alla grande città eppure così solitaria, un verde angolo di paradiso. E' una sintesi di come si può fare qualcosa di grande e bello anche con pochi mezzi, e offrire qualcosa che sembra poco, che sa di antico, ma che è genuino e  di gran valore. Rifocillarsi con uova sode, minestrone, salame e chinotto, sembra di riscoprire sapori di tempi andati: niente manie di grandezza bensì una sana umiltà che come spesso accade permette di raggiungere importanti traguardi. Grazie amici organizzatori della TCE, vi porto nel mio cuore per avermi fatto conoscere i vostri colli e per come dimostrate di saper amare la vostra terra.

Traccia GPS
http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=167629


Postato da: lonelyrunner a 22:39 | link | commenti (2)
correre, in montagna, gareggiare

mercoledì, 01 aprile 2009
C'è grossa crisi

Come i due gatti che leggono questo blog sapranno, sarò a breve proprietario immobiliare di un nuovissimo nonchè ristrettissimo microquadrilocale ubicato nel mezzo dei boschi tra Firenze e l'Appennino, sia pure a portata della strada statale che un tempo collegava nord e sud. Impegnato come sono a cercare arredamenti sono capitato in quel di Quarrata: ridente cittadina nella piana fiorentina nei pressi di Pistoia, nota per essere una specie di capitale toscana dell'arredamento, recatomi in passato lì solo per una bella gara collinare, in una di quella vinsi pure uno sgabello (sic!) di buon legno. Insomma, sapevo che lì potevo trovare decine e decine di negozi ansiosi solo di potermi offrire e vendere armadi letti e comò. In effetti il paese è caratterizzato da questa lunga strada dritta che dall'autostrada porta in centro, ricolmo a destra e sinistra di negozi di mobili. Parcheggio e mi incammino. E presto noto che una buona metà dei negozi, molti dei quali di vaste dimensioni, erano chiusi. E quelli che erano aperti avevano un bel tono dimesso, molto triste direi. E la gente in giro era molto molto poca: clienti pochi ed anzianotti. Un pò intristito, quasi come l'ambiente circostante, ho cambiato zona. Qualche giorno dopo invece faccio un salto all'Ikea fiorentina. OK, la qualità del mobilio è quella che è ma anche i prezzi sono molto bassi. Ma soprattutto, è un luogo affollato, divertente, pieno di giovani, bambini, dove la gente è interessata incuriosita e sorride. Traduzione: il modello quarratino dell'industria del mobile è destinato a fallire miseramente.
Da cui mi sono nati come spesso mi accade molti pensieri. Non sull'arredamento, che poco me ne intendo. Ma sulle capacità imprenditoriali dell'industrialotto italiano medio. Sul modello economico di tanti nostri paesi italiani, fondati su un business molto specifico - arredamento, tessile, calzatura, motori, acciaio ecc. Tanti di questi , in grossa crisi. Mi son ricordato quindi di prima che ci fosse l'Ikea a Firenze, che i mobilieri locali e in particolar modo di Quarrata si lamentavano che "sarebbe andato in difficoltà un distretto industriale", bla bla bla, "molti posti di lavoro in pericolo" yadda yadda yadda "
verrebbe attaccata la cultura toscana del mobile" ecc ecc. Come dire, fateci continuare a vendere a prezzi carissimi i nostri vecchissimi mobili che sennò ci tocca tenerceli in magazzino, vogliamo continuare ad avere il monopolio. Beh, ci provarono, d'altronde è solo l'ennesima dimostrazione della totale assenza in questo paese della cultura liberale, della cultura della concorrenza , dei diritti dei consumatori: e di come la cultura imprenditoriale sia deficitaria, chè quelli pensano che fare impresa sia solo pagare 2 euro gli operai e vendere magari in nero subito e il più possibile fregando magari i fornitori.
Tanto per metterci il carico, leggevo l'altro giorno della protesta a Prato: città enorme, la seconda della Toscana, fino a un quarto di secolo fa eternamente venduta all'industria tessile con quei macchinari infernali che funzionavano anche di notte (come in questo bel film di Nuti), adesso è in crisi nera, tra i cinesi che offrono lo stesso prodotto a un decimo del costo e la direi nessuna capacità di rinnovamento di tanta imprenditoria di queste parti che preferisce investire nella Porsche che nell'innovazione. Parafrasando un post del mio amico Riccardo , queste realtà nel loro attuale stato sarebbe bene che chiudessero , o meglio ancora facessero pulizia del vecchio imprenditorame e decidessero davvero di lavorare seriamente, che lo saprebbero fare ancor bene se solo gli tornasse la voglia.

Postato da: lonelyrunner a 00:40 | link | commenti
varie, politica, riflettere, navigando in rete